LEGENDA
Fare e osare non qualunque cosa,
ma la cosa giusta;
non restare sospesi nel possibile,
ma afferrare arditi il reale;
non nella fuga dei pensieri,
ma nell’azione soltanto è la libertà.
L’ obbedienza sa cosa è bene,
e lo compie.
La libertà osa agire, e rimette a Dio
il giudizio su ciò che è bene e male.
L’ obbedienza segue ciecamente,
la libertà ha gli occhi ben aperti.
L’ obbedienza agisce senza domandare,
la libertà vuole sapere il perchè.
L’ obbedienza ha le mani legate, la libertà è creativa.
Nell’ obbedienza l’ uomo osserva i comandamenti di Dio,
nella libertà l’ uomo crea comandamenti nuovi.
Nella responsabilità trovano realizzazione entrambe,
l’ obbedienza è libertà.
Dietrich Bonhoeffer
MATTINO DI PASQUA
Buia la notte nella tomba,
ma i raggi delle sante ferite
penetrano la durezza della pietra,
sollevata leggermente e posta a lato;
dal buio della tomba si erge
il corpo del Figlio dell’Uomo
illuminato di luce, irraggiante splendore,
nuovo corpo risorto del Figlio dell’ uomo.
Lento nella caverna Egli esce
nella tacita prima aurora del silente mattino,
lieve nebbia ricopre la terra;
profondamente ora sarà attraversato da luce
di bianco bagliore
e il Salvatore oltrepassa il silenzio
della terra nuovamente ridestata dal sonno.
Sotto i passi dei santi suoi piedi
fioriscono, mai visti, fiori di luce
e dove, lievemente, le sue vesti sfiorano il suolo,
scintilla il terreno, brillìo di smeraldo.
Dalle sue mani fluisce la benedizione
sui campi, sui prati in turgidi, chiari profluvi,
nella rugiada mattutina della pienezza della Grazia
irraggia, giubilando, la natura del Risorto,
quando Egli silente procede a fianco degli uomini.
Edith Stein
Oh, questa tua ” nessuna speranza “
racchiude una speranza immensa.
” Nessuna speranza “
significa una speranza così ricca
che nemmeno l’ambizione
può guardare più in alto
Da ” La tempesta ” William Shakespeare
LA SPERANZA
Speravo in me stesso: ma il nulla mi afferra.
Speravo nel tempo, ma passa, trapassa;
In cosa creata: non basta, e ci lascia.
Speravo nel ben che verrà, sulla terra:
Ma tutto finisce, travolto, in ambascia.
Ho peccato, ho sofferto, cercato, ascoltato
La Voce d’ Amore che chiama e non langue
Ed ecco la certa speranza: la Croce
Ho trovato Chi prima mi ha amato
E mi ama e mi lava, nel Sangue che è fuoco,
Gesù l’ Ognibene, l’ Amore infinito,
L’ Amore che dona L’ Amore,
L’ Amore che vive ben dentro nel cuore.
Amore di Cristo che già qui nel mondo
Comincia ed insegna il viver più buono:
Felice amore di Spirito Santo
Che trasfigura in Grazia e morte e pianto,
D’ anima e corpo la miseria buia
Eterna Trinità, dove alfin belli
- Finendo il mondo – saran corpi e cuori
In seno al Padre con la dolce Madre
Per sempre in Cristo amandosi fratelli,
Alleluia.
Clemente Rebora
LA MORTE NON E’ NIENTE
La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perchè dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perchè
sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.
S. Agostino
Sono venuto per dire una parola e la dirò ora.
Dovesse cogliermi la morte
prima che io le dia voce,
sarà il futuro a pronunciarla,
giacchè il futuro non lascia segreti
nel libro dell’Eternità.
E ciò che dico oggi
con una voce sola,
il futuro lo ripeterà
con molte altre voci.
Kahlil Gibran
SOLO QUANDO AVREMO TACIUTO
Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:
la conversione, l’ amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il Cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’ abbandono rischia di farci disperare, rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio:
per dirci parole d’ amore !
E sentiremo i brividi della Pasqua.
VI BENEDICO
Vi benedico da un altare scomodo, ma carico di gioia.
Vi benedico da un altare coperto da penombre, ma carico di luce.
Vi benedico da un altare circondato da silenzi, ma risonante di voci.
Sono le Grazie, le luci, le voci dei mondi, dei cieli e delle terre nuove che,
con la Resurrezione, irrompono nel nostro mondo vecchio
e lo chiamano a tornare giovane.
Andiamo fino a Betlem
Andiamo fino a Betlem, come i pastori. L’ importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso.
Perchè, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi dell’onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo.
E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima, sarà libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle.
E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.
Don Tonino Bello
MEDITAZIONI
I
Me ne entrai dove non seppi,
vi rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.
1 – Non capivo dove entravo,
però quando lì mi vidi,
non sapendo dove stavo,
cose eccelse molto intesi;
non dirò quel che sentii,
chè rimasi non sapendo,
ogni scienza trascendendo.
2 – Di gran pace e di pietà
scienza quella era perfetta,
in profonda solitudine
io l’intesi per via retta;
era cosa sì segreta,
che rimasi balbettando,
ogni scienza trascendendo.
3 – Mi trovai così rapito,
così assorto ed alienato,
che il mio senso ne rimase
privo d’ogni sentimento,
ogni scienza trascendendo.
4 – Chi vi giunge veramente,
da sé stesso viene meno;
quanto prima egli sapeva,
molto poco allor gli pare;
la sua scienza tanto cresce,
ch’ei rimane non sapendo,
ogni scienza trascendendo.
5 – Quanto più si sale in alto,
tanto meno si capisce,
ché una nube tenebrosa
va la notte illuminando,
perciò chi questo conosce
resta sempre non sapendo,
ogni scienza trascendendo.
6 – Tal sapere non sapendo
ha un così alto potere,
che i sapienti argomentando
mai lo posson superare;
ché la scienza lor non giunge
ad un non saper sapendo,
ogni scienza trascendendo.
7 – Sì sublime é l’eccellenza
di cotesto alto sapere,
che non v’è potenza, o scienza
che lo possa conquistare;
chi sé stesso vincer sappia
con un non saper sapendo,
andrà sempre trascendendo.
8 – Or conoscere volete
questa scienza sovrumana ?
Essa è un alto sentimento
dell’essenza di Dio vivo;
opra è di sua clemenza
farci stare non sapendo,
ogni scienza trascendendo.
III
Dopo un amoroso slancio
e non privo di speranza,
volai sì alto, sì alto,
che raggiunsi il mio desir.
1 – Per poter raggiungere
questo slancio divino,
tanto volar mi convenne
che di vista mi perdei;
però, in tale impeto,
nel mio volo venni meno;
ma l’amor fu così alto,
che raggiunsi il mio desir.
2 – Quanto più alto salivo,
abbagliavasi la vista,
e la più alta onquista
tra le tenebre avveniva;
ma poiché lancio è di amore,
con un cieco e oscuro salto
mi trovai tanto in alto
che raggiunsi il mio desir.
3 – Quanto più alto giungevo
in questo slancio sublime,
tanto più basso, arreso
e umiliato mi trovavo.
Dissi: non vi sarà chi l’arrivi,
e mi umiliai così tanto
che mi trovai tanto alto
che raggiunsi il mio desir.
4 – In una strana maniera
mille voci feci in uno,
ché la celeste speranza
tanto acquista quanto spera;
attesi solo questo lancio,
la mia speme non fu vana,
ché mi trovai tanto in alto
che raggiunsi il mio desir.
San Giovanni della Croce
SE MI AMI NON PIANGERE
Se tu conoscessi il mistero immenso
del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti, se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’ incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinita bontà
e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto.
Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’ amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa
del tuo arrivo fra noi,
tu pensami così !
Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto
e di solitudine, pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile
dell’ amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami !
Padre G. Perico – S. Agostino

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