RIVELAZIONE " AVE CRUX, SPES UNICA "

ACCETTARE LA MISSIONE

“Haec dies quam fecit Dominus”.

Tutti questi giorni, fra la Domenica di Pasqua e la Domenica seconda dopo Pasqua “in Albis”, costituiscono in un certo senso l’Unico Giorno. La liturgia si concentra su un Avvenimento, sull’unico Mistero. “È risorto, non è qui” (Mc 16,6). Compì la Pasqua. Rivelò il significato del Passaggio. Confermò la verità delle sue parole. Disse l’ultima parola del suo messaggio: messaggio di Buona Novella del Vangelo. Dio stesso, che è Padre cioè datore della vita, Dio stesso che non vuole la morte (cf.Ez 18,23.32) e “ha creato tutto per l’esistenza” (Sap 1,14), ha manifestato fino in fondo, in lui e per lui, il suo Amore. L’amore vuol dire la Vita.

La Risurrezione è la definitiva testimonianza della Vita cioè dell’Amore.

“Mors et vita duello / conflixere mirando. / Dux vitae mortuus / regnat Vivus!”.

“Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa (Sequenza di Pasqua).

“Ecco il Giorno fatto dal Signore” (Sal 118,24): “Excelsior cunctis, lucidior universis, in quo Dominus resurrerit, in quo sibi novam plebem… regenerationis spiritu conquisivit, in quo singulorum mentes gaudio et exsultatione perfudit” (“più sublime di tutti, più luminoso di tutti; nel quale il Signore è risorto; nel quale si è conquistato un nuovo popolo… mediante lo spirito di rigenerazione; nel quale ha riempito di gaudio e di esultanza l’anima di tutti” (S. Agostino, Sermo 168 in Pascha, X, 1; PL 39,2070).

Questo Unico Giorno corrisponde, in un certo modo, a tutti i sette giorni, di cui parla il libro della Genesi, e che erano i giorni della creazione (cf.Gen 1-2). Perciò li festeggiamo tutti in questo unico giorno. Per questi giorni durante l’ottava celebriamo il mistero della nuova Creazione. Questo mistero si esprime nella Persona di Cristo Risorto. Egli stesso è già questo Mistero e costituisce per noi il suo annunzio, l’invito ad esso. Il lievito. In virtù di questo invito diventiamo tutti in Gesù Cristo la “nuova creatura”.

“Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio… ma con azzimi di sincerità e di verità” (1Cor 5,8).

2. Cristo, dopo la sua risurrezione, ritorna nello stesso posto dal quale era andato alla Passione e alla Morte. Ritorna nel cenacolo, dove si trovavano gli apostoli. Mentre erano chiuse le porte egli venne, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi”. E continua: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi… Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,19-23).

Come sono significative queste prime parole di Gesù dopo la sua Risurrezione! In esse si racchiude il messaggio del Risorto. Quando egli dice: “Ricevete lo Spirito Santo”, ci viene in mente lo stesso cenacolo nel quale Gesù ha pronunciato il discorso d’addio. Allora egli ha proferito le parole cariche del mistero del suo cuore: “È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò” (Gv 16,7). Ha detto così pensando allo Spirito Santo.

Ed ecco adesso, dopo aver compiuto il suo sacrificio, la sua “partenza” attraverso la Croce, egli viene di nuovo nel cenacolo per portare a loro Colui che ha promesso. Dice il Vangelo: “E alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Enunzia la parola matura della sua Pasqua. Porta ad essi il Dono della Passione e il Frutto della Risurrezione. Con questo dono li plasma di nuovo. Dona a loro il potere di svegliare gli altri alla Vita, anche quando questa Vita sia in essi morta: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (Gv 20,23).

Dalla Risurrezione alla Pentecoste passeranno cinquanta giorni. Però già in questo Unico Giorno fatto dal Signore (cf.Sal 118,24) sono racchiusi l’essenziale Dono e il Frutto della Pentecoste. Quando Cristo dice: “Ricevete lo Spirito Santo”, annunzia fino alla fine il suo mistero pasquale.

“Hoc autem est mysticum et secretissimum, quod nemo novit, nisi qui accipit, nec accipit nisi qui desiderat, nec desiderat, nisi quem ignis Spiritus Sancti medullitus inflammat, quem Christus misit in terram” (“È una realtà, questa, misteriosa e nascosta, che nessuno conosce se non chi la riceve, né la riceve se non chi la desidera, né la desidera se non chi è infiammato nel fondo del cuore dallo Spirito Santo, che Cristo ha inviato sulla terra” (S. Bonaventura, Itinerarium mentis in Deum, 7,4).

3. Il Concilio Vaticano II ha illuminato di nuovo il mistero pasquale nella terrestre peregrinazione del Popolo di Dio. Ha ricavato da esso la piena immagine della Chiesa, che sempre mette le sue radici in questo salvifico mistero, e da esso attinge succo vitale. “Il Figlio di Dio, unendo a sé la natura umana e vincendo la morte con la sua morte e risurrezione, ha redento l’uomo e l’ha “trasformato in una nuova creatura” (cf.Gal 6,15;2Cor 5,17). Comunicando infatti il suo Spirito, fa sì che i suoi fratelli, chiamati tra tutte le genti, costituiscano il suo corpo mistico. In quel corpo la vita di Cristo si diffonde nei credenti, che attraverso i sacramenti si uniscono in modo arcano e reale a Cristo sofferente e glorioso” (Lumen Gentium, 7).

La Chiesa permane incessantemente nel mistero del Figlio che si è compiuto con la discesa dello Spirito, la Pentecoste.

L’ottava pasquale è Giorno della Chiesa!

Vivendo questo Giorno, dobbiamo accettare, insieme ad esso, le parole che per la prima volta risuonarono nel cenacolo ove apparve il Risorto: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21).

Accettare Cristo Risorto vuol dire accettare la missione, così come l’hanno accettata coloro che in quel momento erano radunati nel cenacolo: gli apostoli.

Credere in Cristo risorto vuol dire prendere parte alla stessa missione salvifica, che egli ha compiuto col mistero pasquale. La fede è convinzione dell’intelletto e del cuore.

Tale convinzione acquista il suo pieno significato quando da essa nasce la partecipazione a questa missione, che Cristo ha accettato dal Padre. Credere vuol dire accettare conseguentemente questa missione da Cristo.

Tra gli apostoli, Tommaso era assente quando per la prima volta Cristo Risorto venne al cenacolo. Questo Tommaso, che ad alta voce dichiarava ai suoi fratelli “Se non vedo… non crederò” (Gv 20,25), si è convinto con la successiva venuta del Cristo Risorto. Allora, come sappiamo, sono svanite tutte le sue riserve, ed egli ha professato la sua fede con queste parole: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28). Assieme all’esperienza del mistero pasquale, egli ha riconfermato la sua partecipazione alla missione di Cristo. Come se, dopo otto giorni, giungessero anche a lui queste parole di Cristo: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando te” (cf.Gv 20,21).

Tommaso diventò maturo testimone di Cristo.

4. Il Concilio Vaticano II insegna la dottrina sulla missione di tutto il Popolo di Dio, che è stato chiamato a partecipare alla missione del Cristo stesso (cf. Lumen Gentium, 10-12). È la triplice missione. Cristo-Sacerdote, Profeta e Re ha espresso fino alla fine la sua missione nel mistero pasquale, nella Risurrezione.

Ognuno di noi in questa grande comunità della Chiesa, del Popolo di Dio, partecipa a questa missione mediante il sacramento del Battesimo. Ognuno di noi è chiamato alla fede nella Risurrezione come Tommaso. “Metti qua il tuo dito e guarda la mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente” (Gv 20,27).

Ognuno di noi ha il dovere di definire il senso della propria vita mediante questa fede. Questa vita ha una forma molto diversa. Siamo noi stessi a darle una determinata forma. E proprio la nostra fede fa sì che la vita di ognuno di noi sia penetrata in qualche parte da questa missione, che Gesù Cristo, nostro Redentore, ha accettato dal Padre e ha condiviso con noi. La fede fa sì che qualche parte del mistero pasquale penetri la vita di ognuno di noi. Una certa sua irradiazione.

Bisogna che ritroviamo questo raggio per viverlo ogni giorno per tutto questo tempo, di nuovo incominciato nel Giorno che ha fatto il Signore.

                                               ( Giovanni Paolo II    Ud. generale 18 aprile 1979 )

pentecoste

BEATITUDINES

BEATITIl tema delle Beatitudini può senz’altro considerarsi essenziale nell’ ambito del complessivo Messaggio evangelico. La loro proclamazione riprende le promesse fatte al popolo eletto a partire da Abramo e le conduce a perfezione, preordinandole non più alla sola fruizione dei beni terreni, ma al Regno dei cieli:

 

 

” Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

              Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

                         Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

   Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

                                           Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

       Beati i perseguitati per causa della giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli. 

               Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

          diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

                Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

                Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. ” ( Mt. 5,3 – 12 ).

Le Beatitudini svelano la meta dell’ esistenza umana, il fine ultimo cui tendono le azioni umane: Dio ci chiama alla sua beatitudine. Dio infatti ci ha creato per conoscerlo, servirlo e amarlo, e così giungere in paradiso.

La beatitudine ci rende ” partecipi della natura divina ” ( 2 Pt, 1,4 ) e della vita eterna.

La beatitudine promessa ci pone di fronte a scelte morali decisive, invitandoci a purificare il nostro cuore dai suoi istinti cattivi e a cercare l’ amore di Dio al di sopra di tutto.

Ecco perché le Beatitudini sono state anche definite come il ” manifesto della somiglianza “, poiché dipingono il volto di Cristo e ne descrivono la carità; in esse i fedeli cristiani trovano il vero modello, nonché il compimento della propria vocazione di essere associati alla gloria della Passione e della Resurrezione del Messia. Esse sono le promesse paradossali che, nelle tribolazioni, sorreggono la speranza e annunziano le benedizioni ed i riconoscimenti nel Regno dei cieli.

” In queste parole c’ è tutta la vera novità portata da Cristo; in effetti le Beatitudini sono il ritratto di Gesù, la sua forma di vita, e sono la via della vera felicità, che anche noi possiamo percorrere con la Grazia che Gesù ci dona ” ( Papa Francesco, udienza generale 6 agosto 2014 ). Le Beatitudini costituiscono il cammino più breve e più facile e allo stesso tempo il più difficile ed esigente, perché è ” angusta la via che conduce alla vita ” ( Mt 7,14 ).

E’ una logica che cambia il cuore dell’ uomo, e può cambiare il mondo. Il beato cristiano, levando lo sguardo verso l’ alto, verso l’ eterno e l’ infinito, accogliendo la ” Buona Novella ” , con tutti gli inevitabili rischi e difficoltà, riconduce le legittime istanze di giustizia terrena in una visione più ampia, trascendente, ponendosi al di fuori delle logiche del mondo e convogliando tutti i propri sforzi e le proprie energie all’ edificazione della civiltà fondata sull’ Amore, secondo l’ insegnamento del Maestro per eccellenza.

Mentre nel mondo giudaico la vita eterna era un premio futuro da conseguire per la buona condotta nel presente, per Gesù la vita eterna è una possibilità da sperimentare ora. Accogliendo il messaggio di Gesù e traducendolo in pratica, il cristiano avverte sin d’ ora il compimento delle promesse e il Regno di Dio dentro di sé.

Nella versione di Luca, alla beatitudine dei poveri corrisponde il ” guai ” rivolto ai ricchi: ” Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione “.

” Ricchi “, nell’ accezione negativa intesa da Gesù, sono coloro che, chiusi nel proprio egoismo e nella propria indifferenza, ripongono le proprie sicurezze unicamente nei beni e nelle ricchezze materiali, chiudendo il cuore alle necessità dei bisognosi, mentre i poveri, come Lazzaro, sono coloro che, a causa della loro situazione di indigenza, stanno nel seno di Abramo.

In questa prospettiva, chiaramente rivoluzionaria, in quanto scardina tutti i parametri e le logiche meramente terrene imperanti, nel solco della stretta interconnessione esistente tra tutte le parti del Messaggio Cristiano, un ” unicum ” di cui è possibile penetrare e cogliere lo spirito solo intendendolo in modo integrale, unitario, si può notare un chiaro parallelismo tra il brano in questione e la parabola sul giudizio finale: ” Ho avuto fame ho avuto sete ero nudo ero malato ero in carcere e non ve ne siete accorti. Lontano da me, maledetti ” ( cf Mt. 25, 41 – 43 ).

E’ in quest’ ottica che Gesù elogia quella povera vedova, che getta nel tesoro del tempio due spiccioli, tutto quello che aveva. Non si può servire il Regno di Dio e, nel contempo, essere alienati all’ idolo del possesso, della ricchezza, vivere cioè nel culto a mamon ( cf Mt. 6,24; Lc. 16,13 ).

Gesù è modello del povero beato. Il criterio interpretativo della povertà di Gesù lo ritroviamo in un’ affermazione dell’ apostolo Paolo ” Gesù, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà “. ( 2Cor. 8,9 ).

Il decalogo, la catechesi apostolica, il discorso della montagna ci descrivono le vie che conducono al Regno dei cieli. Noi ci impegniamo in esse, mediante le azioni quotidiane, sostenuti dalla Grazia dello Spirito Santo.

” Si deve andare contro corrente, incominciando a rendere degno, paziente e sacro il dolore…Nel rileggere e meditare il discorso delle beatitudini si comprenderà come esso sia il codice della vita cristiana, il principio per dimostrarsi autentici, veramente fedeli, effettivi seguaci di Cristo ( Paolo VI ).

( continua )

STYLE ( SULLA TUA PAROLA )

   ” Come arrivano lontano i raggi di una piccola candela, così splende una buona azione in un mondo malvagio “

William Shakespeare

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QUESTO MONDO..

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Questo mondo non è Conclusione.

Un seguito sta al di là –

Invisibile, come la Musica –

Ma concreto come il Suono –

accenna, e sfugge –

La filosofia non lo conosce –

E attraverso un Enigma, alla fine –

La sagacia, deve procedere –

Risolverlo, confonde gli studiosi –

Per ottenerlo, gli Uomini hanno sopportato 

Il disprezzo di Generazioni

e la Crocifissione, esibito –

La Fede scivola – e ride, e si ricompone –

Arrossisce se qualcuno la vede –

si  aggrappa a un ramoscello di Evidenza –

e chiede alla Banderuola, la direzione –

Un gran Gesticolare dal pulpito –

Forti Alleluia si accavallano –

I narcotici non possono calmare il Dente

che rode l’ anima.

 

                                                     Emily Dickinson

VIVERE DA RISORTI

images (2)             Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivo.

             Egli è il rivelatore di Dio invisibile,

               è il primogenito di ogni creatura,

               è il fondamento di ogni cosa.

                  Egli è il Maestro dell’ umanità, 

                                                                 è il Redentore.

                                                Gesù Cristo è nato, è morto, è risorto per noi.

                                                 Egli è il centro della storia e del mondo.

                                                     E’ Colui che ci conosce e ci ama.

                                                     E’  l’ uomo del dolore e della speranza.

                                                                                                        Paolo VI

..

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” Con Dio il mondo è un Mistero; senza Dio il mondo è un Assurdo “

           Silvio Solero

MYSTERE

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                        ” Une faible étincelle, o mystère de vie, suffit pour allumer un immense incendie “

                                                                                                                                        S. Teresa di Lisieux 

Ama..

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  ” Ama. E sarai divino ”               S. Agostino

           

BENEDIZIONI..

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NON, NON..

                                                                           

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 ” Non, non, j ‘ en descendrai.. ”                                     ( S. Teresa di Lisieux )

 

SOLO GRAZIE

La Carità Loda Dio, la discordia lo bestemmia "

” La Carità Loda Dio, la discordia lo bestemmia “

SOLO GRAZIE

Per il dono della Vita

per la forza di resistere al male

per il coraggio di proclamare la Verità

ad ogni costo

Per la capacità di sorridere

nonostante le delusioni, i tradimenti

le menzogne, gli stupidi  ricatti, le sciocche, Sempre interessate, falsità,

le pugnalate alle spalle.

Per l’ attitudine a saper, ancora, provare meraviglia

          per un’ alba, per un tramonto, per lo scorrere dei giorni

            Per l’ Intelligenza di accogliere con gioia e riconoscenza

                   i Doni che la Vita ci offre

                   per un Perdono di troppo

Per il prorompere, a volte, a solcarci il viso,

delle lacrime, ribelli ed ostinate,

a ricordarci il nostro essere creature deboli e fragili

per la sensibilità, anche estrema, che è vera ricchezza 

Per la capacità di riconoscere ed accogliere i progetti divini

   Con la consapevolezza che l’ aiuto di Dio

 mai verrà meno, pur tra difficoltà,

    sofferenze, assurdità

             Perché Dio, Solo, ci vede, ci ama e ci conosce

            Per gli Affetti, veri, che rimangono

          Sempre

PAROLE DI VITA..

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L’  ARTE DI AMARE

L’ amore che Dio

ha messo nei nostri cuori

non fa distinzioni,

è un amore rivolto a tutti.

Non ammette discriminazioni

tra il simpatico o l’ antipatico,

l’ istruito o l’ ignorante,

                                                                 l’ amico o il nemico…

                                                                     Tutti vanno amati.

                                                                  Ma c’ è una misura in questo amore:

                                                                amare il prossimo come se stessi.

                                                                 Mettere il prossimo sullo stesso piano nostro.

                                                                   Ciò va preso alla lettera.

                                                                L’ amore cristiano non è quello del mondo,

                                                         dove spesso si ama, perchè si è amati…

                                                              L’ amore cristiano ama per primo,

                                                     non aspetta di essere amato.

                                                      Come Gesù, che è morto in croce per noi.

                                     Ci ha dato la vita, per primo.

                                         Questa è la grande arte d’ amare:

                                 Amare tutti.

                                    Amare come sé.

                                   Amare per primi.

                                                C’ è poi un modo tipico e pratico per attuare

                        questo amore:

                                  è ” farsi uno ” col prossimo.

                                             Soffrire con chi soffre, godere con chi gode,

                                portare i pesi altrui.

                                           Farsi, in certo modo, l’ altro: come Gesù

                                               che, Dio, si è fatto fatto uomo, per amore.

                                         Farsi uno con tutti, in tutto, tranne che nel peccato.

                               Vivere l’ altro, vivere gli altri.

                             Questo è un grande ideale

                                                                                                           Chiara Lubich

 

 

DIES IRAE ( DENIQUE )

 

” Nessuno sa dare la spiegazione delle cose che capitano tutti i giorni, e tu pretendi da me la spiegazione dei miracoli “

                                                                                                                                                    ( S. Agostino )    

 

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VEDERE LA REALTA’..

.. CON GLI OCCHI DI DIO

cropped-Natale_presepe-greccio02.jpgIl mio Regno matura in tutti voi. Voi non lo vedete, questo Regno, oppure ne avvertite solo da lontano delle piccole schegge. Ma io sono il re e il centro di tutti i cuori, e di tutti i cuori il segreto più intimo, il meglio custodito, che è riservato a me. Voi vedete il guscio esterno con cui gli uomini si nascondono l’ un l’ altro. Io guardo dentro nelle anime, a partire da quel centro verso cui esse stanno aperte inermi. E là, nell’ intimità massima, c’è anche il loro vero volto. Là splende il loro oro, là riposa la loro perla nascosta. Là brilla l’ immagine e il simbolo, il sigillo della loro nobiltà. Là stanno aperti gli occhi che perpetuamente vedono il volto del Padre. Là vigila, anche se il corpo, l’ anima esterna, dorme, la lampada davanti al tabernacolo. A ciò che di fuori gli uomini presentano come sinistro, improvvido o anche falso, corrisponde all’ interno sempre un che di puro, commovente o benintenzionato. E quando essi realmente amano e si fanno davvero del bene a vicenda, allora splende la loro faccia intima e mi sorride, ed io ricevo di più del loro confratello uomo. Ogni cosa buona in essi, che essi neppur conoscono, che forse per un certo pudore non vogliono conoscere, sta rivolta a me. L’ incomprensibile bellezza delle anime, che il Padre mio ha coperto davanti a esse affinché non si innamorino dello specchio creato; questa bellezza sconvolgente accanto a Dio sta svelata davanti ai miei occhi.

 Hans Urs Von Balthasar

LE LACRIME DI DIO

LE LACRIME DI DIO

FIDES ET OPERAE

download (2)”  I miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, sono opere divine, che sollecitano la mente umana a raggiungere Dio attraverso le cose visibili. Siccome Dio non è una realtà che si possa vedere con gli occhi, e siccome i suoi miracoli, con i quali regge il mondo intero e provvede ad ogni creatura, per la loro frequenza finiscono per passare inosservati, al punto che quasi nessuno si accorge dell’ opera di Dio che anche nel più piccolo seme appare mirabile e stupenda; Dio si è riservato, nella sua misericordiosa bontà, di compiere a tempo opportuno talune opere fuori dal normale corso degli avvenimenti naturali, affinché, quanti hanno fatto l’ abitudine alle cose di tutti i giorni, rimanessero impressionati, vedendo, non opere maggiori, ma insolite. Governare il mondo intero, infatti, è un miracolo più grande che saziare cinquemila persone con cinque pani ( cf. Gv 6, 5-13 ). Tuttavia, di quel fatto nessuno si stupisce, di questo gli uomini si stupiscono, non perché sia più grande, ma perché è raro. Chi, infatti, anche adesso nutre il mondo intero, se non colui che con pochi grani crea le messi ? Cristo operò, quindi, come Dio. Allo stesso modo, infatti, che con pochi grani moltiplica le messi, così nelle sue mani ha moltiplicato i cinque pani. La potenza era nelle mani di Cristo; e quei cinque pani erano come semi, non affidati alla terra, ma moltiplicati da colui che ha fatto la terra. E’ stato dunque offerto ai sensi tanto di che elevare lo spirito, è stato offerto agli occhi tanto di che impegnare l’ intelligenza, affinché fossimo presi da ammirazione, attraverso le opere visibili, per l’ invisibile Iddio; ed elevati alla fede, e mediante la fede purificati, sentissimo il desiderio di vedere spiritualmente, con gli occhi delle fede, l’ invisibile, che già conosciamo attraverso le cose visibili. “   ( Commento al Vangelo di S. Giovanni, 24, 1  S. Agostino )

EXEMPLA

 

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          ” Viene il momento della prova. Cristo, l’ Innocente Figlio di Dio, è steso in dolorosa agonia su di una croce alzata. Che posto c’ è, ora, per l’ amore e il perdono ?  Come reagirà Gesù ? Che cosa dirà ? La risposta a queste domande esplode con maestoso splendore: Gesù solleva la testa coronata di spine e grida, con parole di proporzioni cosmiche: << Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno >>.  Questa è l’ ora suprema di Gesù; questa fu la sua  celeste risposta al suo terreno appuntamento col destino.

Gesù affermò eloquentemente dalla croce una legge più alta. Egli sapeva che l’ antica legge dell’ occhio per occhio avrebbe reso tutti ciechi, e non cercò di vincere il male col male; vinse il male col bene. Crocifisso dall’ odio, rispose con amore aggressivo.

Che magnifica lezione ! Generazioni sorgeranno e cadranno; gli uomini continueranno ad adorare il dio della vendetta e a prostrarsi dinanzi all’ altare del taglione; ma sempre e poi sempre questa nobile Lezione del Calvario sarà un assillante ammonimento che solo la bontà può eliminare il male e solo l ‘ Amore può sconfiggere l’ odio. “

                                                                                                                                              Martin Luther King

POVERI DEL SIGNORE

 

Resurrezione1

                                                                                                                                                                                                                                                                

” I Poveri del Signore ripongono totalmente in Dio la loro fiducia e la loro certezza. Povertà significa apertura alla sorpresa dell’ Eterno, e perciò rinuncia a gestire da soli la propria vita; povertà è vivere il futuro progettato ed edificato a partire dall’ uomo nella prospettiva del primato assoluto di Dio, che raggiunge e trasforma nella libertà tutto ciò che esiste. Vivere lo Spirito della povertà significa allora essere aperti all’ Eterno, liberi da sè per appartenere a Lui, disponibili a lasciarsi raggiungere e turbare dalla sua venuta, pronti ad abbandonare ogni sicurezza raggiunta per accettare di stabilirsi nella fedeltà Sempre sorprendente di Dio ” ( Don Bruno Forte )

ASTREA

 

 

” L’ ALLEGREZZA DEL MONDO E’ LA CATTIVERIA IMPUNITA “

                                                    400px-Michelangelo,_Giudizio_Universale_02S. Agostino

BEATITUDO

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” Beato il servo che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quanto è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché, quanto l’ uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non più ”                           ( Dalle Ammonizioni di S. Francesco )

QUANDO LA FOLLIA ( E LA STUPIDITA’ ) DILAGA.

NOTA BENE

images (1)” Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parla male del Figlio dell’ uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo né in quello futuro. Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto, infatti, si conosce l’ albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi, che siete cattivi ? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. L’ uomo buono dal suo tesoro trae cose buone, mentre l’ uomo cattivo dal suo tesoro trae cose cattive. Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato. “ ( Mt 12:31 – 37 )

SOGNO

download” Se in questo momento fossimo in cielo noteremmo le lacrime negli occhi di Dio. Le lacrime gli rigano il volto perché egli, guardandoci, ha visto le cose orribili che noi, suoi figli, ci facciamo l’un l’altro. Dio piange ininterrottamente. Facciamo allora in modo che sul suo volto ritorni il sorriso, come il sole dopo la pioggia, quasi come un arcobaleno. Vedremmo sorridere Dio se, guardandoci, egli scoprisse quanto ci stiamo dando da fare. E quel sorriso potrebbe addirittura esplodere in una risata. Dio direbbe: ” Mi avete dato ragione. Stavo per chiedermi: ‘ Perché ho creato tutto questo ? ‘ E, quando vi ho visti, voi, con la vostra premura, avete iniziato ad asciugare le mie lacrime. Siete premurosi e avete imparato che non siete i custodi dei vostri fratelli o sorelle, ma i loro stessi fratelli e le loro stesse sorelle “. E aggiungerebbe: ” Non ho altri che voi. Grazie per  per avermi dato ragione “.

Dappertutto questo magnifico mondo di Dio ci chiama ad ampliare il suo regno di shalom – pace e universalità – di giustizia, bontà, compassione, premura, condivisione, riso,gioia e riconciliazione. Dio sta trasfigurando il mondo proprio ora, e lo sta facendo tramite noi, perché crede in noi, e perché ci ama. Cosa ci può separare dal suo amore ? Nulla. Assolutamente nulla. E siccome condividiamo questo amore con i nostri fratelli e le nostre sorelle, con gli altri suoi figli, non c’ è tiranno che possa resisterci, né oppressione che non possa cessare, affamato che non possa essere nutrito, ferita che non possa guarire, odio che non possa trasformarsi in amore, sogno che non possa avverarsi “

                                                                                   Dedsmond Tutu ” Anche Dio ha un sogno “

PECCATI

 

        ” Il peggior peccato contro i nostri simili non é l’ odio, ma l’ indifferenza: questa é l’ essenza dell’ inumanità “

                                        ( George Bernard Shaw )

 

ORRORI SEMPITERNI

” Auschwitz é fuori di noi, ma é intorno a noi, é nell’ aria. La peste si é spenta, ma l’ infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’ indifferenza ottusa e cinica per il dolore altrui, l’ abdicazione dell’ intelletto e del senso morale davanti al principio d’ autorità, e, principalmente, alla radice di tutto, una Marea di Viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’ idea ”    ( Primo Levi )

INGIUSTIZIA

” Non dobbiamo mai dimenticare che tutto ciò che Adolf Hitler fece in Germania era ” legale ” e tutto ciò che i combattenti per la libertà ungheresi fecero in Ungheria era ” illegale ” “                      Martin Luther King

AVE CRUX SPES UNICA

   images (8)” La Croce è l’ Albero della Vita. E’ sorgente di ogni gioia e di ogni pace. Era l’ unico modo per Gesù di arrivare alla  Risurrezione e al trionfo. E’ l’ unico modo per noi di partecipare alla Sua vita. Ora e per sempre. “

 Sulla Croce si incontrano la miseria dell’ uomo e  la misericordia di Dio. Adorare questa misericordia sconfinata è per l’ uomo l’ unica via per aprirsi al mistero che la Croce rivela. “

 ” La Croce è piantata in terra e sembrerebbe affondare le radici nell’ umana malizia, ma si proietta in alto, come un indice puntato al cielo, un indice che addita la bontà di Dio. Per mezzo della Croce di Cristo è vinto il maligno, è sconfitta la morte, ci è trasmessa la vita, restituita la speranza, comunicata la luce. “                                                                      ( Giovanni Paolo II )

PAROLE DI VITA

4.10 (53)

 

Pure..  ” .. Coscienti e Consapevoli che il Vero Potere non appartiene a questa realtà terrena ”  ( cit. 2008 )

MARIA CREDETTE

 

 

 

” Maria credette e in Lei quel che credette si avverò. Crediamo anche noi, perchè quel che si avverò possa giovare anche a noi ”                S. Agostino

” REMOTA ITAQUE IUSTITIA QUID SUNT REGNA NISI MAGNA LATROCINIA ? ” S. Agostino

 

 

” Senza il fondamento della Giustizia cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? “

CREDO QUIA ABSURDUM

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Un medico è venuto in mezzo a noi per restituirci la salute: nostro Signore Gesù Cristo. Ha trovato la cecità nel nostro cuore e ha promesso la luce e cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo ( 1 Cor 2,9).

L’ umiltà di Gesù Cristo è il rimedio al tuo orgoglio. Non ti burlare di chi ti darà la guarigione; sii umile, tu per il quale Dio si è fatto umile. Infatti, egli sapeva che il rimedio dell’ umiltà ti avrebbe guarito, lui che conosce bene la tua malattia e sa come guarirla. Quando non potevi correre dal medico, il medico in persona è venuto da te..Egli viene, vuole soccorrerti, sa ciò che ti serve.           

     Dio è venuto con l’ umiltà perché l’ uomo possa giustamente imitarlo; se fosse rimasto sopra di te, come avresti potuto imitarlo ? E, senza imitarlo, come potrai essere guarito ? E’ venuto con umiltà, poiché conosceva la natura della medicina che doveva somministrarti: un pò amara, certamente, ma salutare. E tu, continui a burlarti di lui, che ti tende la coppa, e gli dici: Ma che genere di Dio sei, mio Dio ? E’ nato, ha sofferto, è stato coperto di sputi, coronato di spine, inchiodato sulla croce ! Anima disgraziata ! Vedi l’ umiltà del medico e non vedi il cancro del tuo orgoglio, ecco perché non ti piace l’ umiltà..

Accade spesso che i malati mentali finiscano per bastonare i loro medici. In questo caso, il medico misericordioso non solo non si arrabbia contro colui che l’ ha colpito, ma cerca di curarlo..Il nostro medico, Lui, non ha paura di essere ucciso dai malati presi da follia: ha fatto della Sua morte un rimedio per loro. Infatti è morto e risuscitato.

                                                              Discorso Delbeau 61, 14 – 18    S. Agostino 

BEATITUDINI

 ” Beati i poveri in spirito, perchè  di loro è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono afflitti, perchè saranno consolati.

Beati i mansueti, perchè erediteranno la terra.francicomun3

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perchè saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perchè a loro misericordia sarà fatta.

Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio.

Beati quelli che si adoperano per la pace, perchè

saranno chiamati figli di Dio.

Beati i Perseguitati per motivo di giustizia, perchè di loro è il regno dei cieli.

Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, Mentendo, diranno

contro di voi ogni sorta di male per causa mia

Rallegratevi e giubilate, perchè il vostro premio è grande nei cieli; poichè così hanno perseguitato i

profeti che sono stati prima di voi “

                           ( Mt. 5:1,12 )

GRATIS

4.10 (56)Il tema della ” Grazia ” può senza ombra di dubbio affermarsi come centrale nella rivelazione cristiana. Invero: ” Per mezzo dello Spirito, tutti noi siamo detti partecipi di Dio…Entriamo a far parte della natura divina mediante la partecipazione allo Spirito…Ecco perchè lo Spirito divinizza coloro nei quali si fa presente “ ( Sant’Atanasio di Alessandria, Epistula ad Serapionem, 1,24 ).  Facendo seguito all’esortazione di Gesù: ”  Convertitevi, perchè il Regno dei cieli è vicino “ ( Mt 4,17 ), l’uomo, giustificato a mezzo della Grazia divina, accoglie in sè la Giustizia di Dio, intesa quale rettitudine dell’ Amore divino, unitamente alla fede, la speranza e la carità. Il fine ultimo è da ravvisarsi nella Gloria di Dio e di Cristo e nel dono della vita eterna: ” Ora, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c’è distinzione: tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù “ ( Rm 3,21-26 ). L’ importanza dell’azione divina, forza  trasformante, nel cuore dell’uomo, è in special modo sottolineata, altresì, da S. Agostino: ”  Egli ( Dio ) infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita “ ( ” De gratia et libero arbitrio ” ). Anch’egli, peraltro, pone ben in evidenza la necessaria cooperazione della libera risposta dell’uomo. Quest’ultimo, creato ad immagine di Dio, possiede, insieme alla libertà, il potere di conoscerlo ed amarlo. ” Operiamo certamente anche noi, ma operiamo cooperando con Dio, che opera prevenendoci con la sua misericordia. Ci previene però per guarirci e anche ci seguirà perchè da santi diventiamo pure vigorosi, ci previene per chiamarci e ci seguirà per glorificarci, ci previene perchè viviamo piamente e ci seguirà perchè viviamo con Lui  eternamente, essendo certi che senza di Lui non possiamo far nulla “ ( S. Agostino: ” De natura et gratia ). Il cuore dell’uomo, in quanto contenente naturalmente l’aspirazione alla verità e al bene, è consapevole che solo Dio può soddisfare le, profonde e vere, promesse ” ultime “, quali, l’aspirazione alla vita eterna. ” Il riposo che prendesti al settimo giorno, dopo aver compiuto le tue opere molto buone, sebbene le avessi fatte senza fatica, è una predizione che ci fa l’oracolo del tuo Libro: noi pure, compiute le nostre opere buone assai, certamente per tuo dono, nel sabato della vita eterna riposeremo in Te “ ( S. Agostino, Confessiones, 13,36,51 ). Lo stesso Pascal, nel dissertare sulla grazia divina e sul valore da essa rivestito nel destino umano, riprende e approfondisce le tesi agostiniane, ritenendo che le nostre azioni siano frutto, sia della nostra libera volontà, tramite il libero arbitrio, sia dell’ azione divina, per mezzo della Grazia. E’ noto, d’altronde, l’accento posto da Pascal sulla rilevanza delle tematiche esistenziali nella vita dell’uomo: ” Vedendo l’accecamento e la miseria dell’uomo, guardando tutto l’universo muto e l’uomo senza luce abbandonato a se stesso, e come smarrito in quest’angolo dell’universo senza sapere chi ve lo ha messo, che cosa vi sia venuto a fare, cosa diverrà morendo, incapace di ogni conoscenza, sono preso da sgomento come un uomo che avessero portato addormentato in un’isola deserta  e spaventosa e che si svegliasse senza sapere e senza mezzi per uscirne. E a questo punto mi meraviglio come non si cada nella disperazione per uno stato così miserabile…e considerando come sia più verosimile che esista dell’altro oltre a ciò che vedo, ho cercato se questo Dio non abbia lasciato qualche traccia di sè…Ognuno può dirsi profeta ma vedo la religione cristiana e trovo delle profezie, e questo non può farlo chiunque “. Cardine fondamentale della concezione pascaliana è la duplicità dell’umana natura, che raccoglie in sè le più singolari contraddizioni, la più alta dignità e la più profonda miseria. Invero, egli, anela alla verità, e tutto lo inganna: i sensi e la ragione, la volontà e l’immaginazione; sogna di fondare la propria esistenza su norme sicure ed incontrovertibili e non trova che la mutevolezza delle opinioni e dei costumi e la legge della forza: ” Senza dubbio l’uguaglianza dei beni è giusta, ma, non potendo ottenere che per forza si debba obbedire alla giustizia, si è fatto in modo che sia giusto obbedire alla forza. Non potendo fortificare la giustizia, si è giustificata la forza, affinchè giustizia e forza coincidessero  e fosse la pace, che è il supremo bene “. Ed è ancora Pascal, rafforzando il concetto di giustizia solo formale, apparente: ” La maggioranza è la strada migliore, poichè è palese ed ha la forza per farsi obbedire. Tuttavia è l’opinione dei meno capaci. ” La potenza di Dio, manifestandosi con generosità verso la creatura umana, determina, a sua volta, la generosità dei credenti. Infatti, per l’apostolo Paolo: ” ..per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io, però, ma la grazia di Dio che è con me ” ( 1 Corinzi ). Affrontando il tema della grazia e del rapporto tra l’azione divina e la libera volontà dell’uomo, troviamo alcune dissertazioni di Giovanni Paolo II, il quale rileva che: ” la libera obbedienza dell’uomo alla legge di Dio implica effettivamente la partecipazione della ragione e della volontà umane alla sapienza e alla provvidenza di Dio..la legge quindi deve  dirsi un’espressione della sapienza divina: sottomettendosi ad essa, la libertà si sottomette alla verità della creazione. Per questo, occorre riconoscere nella libertà della persona umana l’immagine e la vicinanza di Dio, che  è ” presente in tutti ” ( Ef. 4,6 ); allo stesso modo, bisogna confessare la maestà del Dio dell’universo e venerare la santità della legge di Dio infinitamente trascendente.  DEUS SEMPER MAIOR “

CASOMAI

APERTURA DEL CANTO

Io non mi conoscevo così come mi sono ritrovata nel canto.

Camminavo tra la gente dividendo le sue ansie,

con i miei semplici gesti, con i miei pensieri di donna

sempre enunciati a voce  alta.

E quando il canto è esploso, avvolgendomi come uno scampanìo

ho visto che le parole ti traggono di dove eri nascosto

come una luce immersa nel fondo del pensiero –

E quando il canto cesserà,

sentirai meglio i miei pensieri.

E passeranno lunghi giorni per Te, fra genti diverse,

visitato dal ritmo uguale del mio sangue.

Non ti darò altro canto. Ma prima che questo ritorni,

a me, riecheggerà profondo da tutto l’ Essere –

per raccogliersi nuovamente nel quieto mormorio

delle mie labbra, indugiarvi, durare così semplice.

 

AVVOLTA DAL TEMPO NUOVO

Mi sento scrutata nell’ intimo, traversata dalla clemenza del tuo sguardo –

come cresco in questa visione, come vi sono immersa in silenzio,

anche se a lungo tutti l’ hanno ignorato

perchè del tuo sguardo a nessuno ho mai fatto parola.

Ma la tua intensa quiete in me non avrà fine –

unica foce al mio cammino, ed un giorno sarà così mia

che vi starò come fiume portato dal suo letto trasparente –

pure se il corpo inerte resterà.

Verranno i tuoi discepoli – sentiranno che il cuore non batte.

La fonda bilancia del sangue non ritmerà più la mia vita

e dai miei piedi stanchi non fuggirà la strada.

Mi avvolgerà il tempo nuovo, che agli occhi languenti già splende,

abiterà nel mio cuore.

E tutto infine sarà colmo, diventerà delizia al pensiero.

Aprirò allora il mio canto, ne capirò ogni sillaba,

aprirò allora il mio canto, ch’ è intento alla tua vita,

tutto pervaso dall’ Evento, immensamente chiaro e semplice

che in ogni uomo germoglia, così palese e segreto

e che in me si è incarnato e rivelato

giungendo a molte genti, tra cui ha trovato dimora .

Giovanni Paolo II

RIVELAZIONE

” Poichè Dio nella Sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana ( S. Agostino ” De civitate Dei ” ), ne discende che occorre molta sapienza ed intelletto, illuminato dallo Spirito Santo, per rettamente intendere ciò che Dio ha voluto comunicarci. “ Nella Sacra Scrittura, dunque, restando sempre intatta la verità e la santità di Dio, si manifesta l’ammirabile condiscendenza della eterna Sapienza, ” affinchè possiamo apprendere l’ineffabile benignità di Dio e a qual punto egli, sollecito e provvido nei riguardi della nostra natura, abbia adattato il suo parlare “ ( S. Giovanni Crisostomo ). Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’ uomo. ” La presente riflessione sul significato ed il valore della Divina Rivelazione, si avvia dalla Costituzione dogmatica ” Dei Verbum ” ( 1965, Pontifex Paolo VI ). Poste alla base della Rivelazione sono le parole di San Giovanni: ” Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinchè anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo “ ( 1 – 1,2-3 ). Il fine risiede nella volontà, espressa da S. Agostino che, ” per  l’annunzio della salvezza, il mondo, ascoltando creda, credendo speri, sperando ami “ ( ” De catechizandis rudibus ” ). Per comprendere rettamente il Verbum, occorre, in primis, considerare intimamente connessi eventi e parole, ”  in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. “ L’ umanità, dopo la prima caduta, fu risollevata alla speranza della salvezza ( Gn 3,15 ), poichè Dio ha continua cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene ( Rm 2,6-7 ). A Dio che rivela è dovuta l’obbedienza della Fede ( Rm 16,26; 2 Cor 10,5-6 ), con la piena corrispondenza di intelletto e volontà, che proviene dalla grazia di Dio, nonchè gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio. Mentre ” Affinchè poi l’ intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni “ ( Dei Verbum ).  Fondamentale diviene, quindi, nella prospettiva della salvezza, intendere la Rivelazione come comprensione della Parola, onde l’ umanità possa divenire partecipe di quei beni divini, che trascendono la comprensione della mente umana. Nel divino disegno, gli apostoli vennero costituiti da Cristo Signore, Verbo fatto carne e vero compimento dell’opera di salvezza, come affidatagli dal Padre,  quali predicatori, promulgatori, dell’ Evangelo, ritenuto fonte di ogni salutare verità e di ogni, vera,  regola morale, a mezzo dei doni divini. A loro sono poi seguiti i vescovi, quali maestri del Verbo. ” Questa Sacra Tradizione e la Scrittura Sacra dell’uno e dell’altro Testamento sono dunque come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finchè giunga a vederLo faccia a faccia, com’egli è “ ( 1 Gv 3,2 ) ( Dei Verbum ). Si pone, perciò, in chiara evidenza come tutto muova dal Vangelo, la Buona Novella, di cui ogni cristiano deve porsi in ascolto, per poi potersene fare annunciatore ed orientare il cammino dell’umanità. Ed è la Sapienza di Dio, la vera Sapienza, che spesso appare stoltezza agli occhi del mondo ( 1 Cor 1,23 ), che si rivela in tale annuncio. ” L’assidua lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera realizza quell’intimo colloquio in cui, leggendo, si ascolta Dio che parla e, pregando, Gli si risponde con fiduciosa apertura del cuore…Mai si deve dimenticare che la Parola di Dio è lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino ” ( Benedetto XVI 2005 ). Ed è ancora Sant’Agostino a sottolineare l’ importanza di un corretto ammaestramento alle Sacre Scritture, affermando che, anche in tal caso, ciò che rileva è l’amore. L’amore è la fonte, il calore che rendono sempre gioiosi l’insegnare e l’apprendere. ” Non è perciò difficile la questione del modo di insegnare ciò che è materia di fede e neppure la questione dove debba incominciare e dove finire l’esposizione..Quel che occorre soprattutto vedere è come ciò debba essere fatto con gioia. Quanto più infatti sarà gioioso in lui tanto più riuscirà gradito agli ascoltatori. E su questo argomento il precetto del Signore è davvero chiaro. Se infatti Dio ama chi dona con gioia le ricchezze materiali, a maggior ragione ama il donatore di ricchezze spirituali “ ( De catechizandis rudibus ). Ancora, è posta chiaramente in evidenza l’unicità e l’inscindibilità dei due Testamenti, nell’ottica di una chiara e piena comprensione del Verbo, ” Poichè, anche se Cristo ha fondato la Nuova Alleanza nel sangue suo ( Lc 22,20 I Cor 11,25 ), tuttavia i libri del Vecchio Testamento, integralmente assunti nella predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro pieno significato nel Nuovo Testamento ( Mt 5,17 Lc 24,27 ), che essi a loro volta illuminano e spiegano ” ( DV ). Allo stesso tempo, si afferma la superiorità, fra tutte le Scritture, dei Vangeli, ritenuti fondamento della fede, essendo di origine apostolica, traditio scritta della predicazione degli Apostoli, per ispirazione dello Spirito Santo. ” Nei libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con essi..” Viva ed efficace è la parola di Dio ” ( Eb 4,12 ) ” che ha il potere di edificare e dare l’eredità con tutti i santificati ” ( At 20,32 ) ( DV ).  L’ importanza di una frequente, attenta e feconda lettura delle Sacre Scritture è essenziale, affinchè non diventi ” un vano predicatore della parola di Dio all’esterno colui che non l’ascolta dentro di sè “ ( S. Agostino Serm. 179 ). ” L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo “ ( S. Girolamo ). Quale luminosa testimonianza di Vangelo incarnato, e patito, riguardo al valore della sofferenza nella prospettiva cristiana, riportiamo alcuni profondi brani delle ultime lettere di don Tonino Bello: ” Se noi dovessimo lasciare la croce su cui siamo conflitti, il mondo si scompenserebbe…La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’universo verso il traguardo del Regno. Tutto ciò che riguarda la sofferenza è un mistero che trascende e che va oltre di noi..La mulattiera del calvario, cioè la strada che porta da Gerusalemme al Calvario, è lunga, però finiremo di percorrerla. Non durerà per sempre. E sperimenteremo, come Cristo, l’agonia del patibolo, ma ” per tre ore “, non per molto..Il Calvario non è soltanto la fontana della Carità, ma anche la sorgente della Speranza..Speranza significa forza di rinnovare il mondo. Forza di cambiare le cose. Nonostante tutto “.

AVVENTO


Il termine ” adventus ” ha un duplice significato. Da una parte, tale definizione  intende indicare l’ anniversario della prima venuta del Signore; d’ altra parte, designa la seconda venuta alla fine dei tempi. Vigilanza, Fede, Speranza, Conversione, Preghiera e Gioia, sono i tratti caratteristici, che devono permeare questo Tempo.  In tale prospettiva, quindi, il tempo di preparazione al Natale, con il ricordo della prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, diviene, altresì, il tempo in cui lo Spirito viene guidato all’ attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi, quando ” verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti “, introducendoci nel suo Regno, che non avrà mai fine. Tra i padri della Chiesa, S. Agostino ha esaminato il tempo particolare dell’ Avvento, rilevando come, poichè sta scritto che ” L’ ora del Signore viene come un ladro di notte ” ( Mt 24, 43 ), occorre star sempre desti affinchè, non sapendo l’ ora in cui viene, ci trovi sempre pronti alla sua venuta. ” Se sarai povero e dolente, non sarai un padrone che l’ ora, venendo repentina, sorprenderà e repentinamente abbatterà. Padroni di questo tipo sono tutti coloro che, facendo assegnamento su se stessi e le proprie cupidigie, diventano gonfi d’ orgoglio, anche se poi finiscono con lo squagliarsi nelle delizie di questo mondo. Essi si innalzano a danno degli umili e maltrattano i santi, che hanno compreso essere stretta la via per la quale si va alla vita “. ( Mt 7,14 )   Il popolo di Dio vive, quindi, essenzialmente, in quest’ attesa della venuta definitiva di Cristo giudice. Si è, pertanto, giustamente contrapposto il primo Avvento, caratterizzato dalla umiltà e dalla sottomissione, ” Come pecora fu condotto al macello e come agnello muto davanti a chi lo tosa, non ha aperto bocca “ ( Is 53,7 ), al secondo, in cui Cristo verrà nella gloria, stabilendo il definitivo trionfo e il dominio del Supremo Giudice sull’ universo. ” Dio, il nostro Dio, verrà in modo manifesto e non tacerà. Lo precederà il fuoco e sarà accompagnato da una potente tempesta “. ( Sal 49,3 ) Ma, tra i due punti cruciali, non si frappone il vuoto. La presenza di Cristo nella storia dell’ umanità si evidenzia, in particolare, con la Parola e i Sacramenti affidati alla Chiesa.  ” L’ intera nostra vita deve essere un ” avvento “, un’ attesa vigile della definitiva venuta di Cristo. Per predisporre il nostro animo ad accogliere il Signore che, come diciamo nel Credo, un giorno verrà a giudicare i vivi e i morti, dobbiamo imparare a riconoscerlo presente negli eventi dell’ esistenza quotidiana. L’ Avvento allora è, per così dire, un intenso allenamento che ci orienta decisamente verso Colui che è già venuto, che verrà e che continuamente viene “ ( Giovanni Paolo II, 2002 ). Ed ancora: ” A Betlemme nasce l’ Emmanuele, il Dio con noi. La Chiesa ci offre, nella liturgia di questi giorni, tre singolari guide, che ci indicano gli atteggiamenti da assumere per andare incontro a questo divino ospite dell’ umanità. Anzitutto, Isaia, il profeta della consolazione e della speranza. Egli proclama un vero e proprio vangelo per il popolo d’ Israele schiavo in Babilonia, ed esorta a mantenersi vigili nella preghiera, per riconoscere i segni della venuta del Messia.  C’è poi Giovanni il Battista, precursore del Messia, che si presenta come ” voce di uno che grida nel deserto “, predicando ” un battesimo di conversione per il perdono dei peccati ” ( cfr Mc 1,4 ). E’ la sola condizione per riconoscere il Messia ormai presente nel mondo.  Ed infine Maria, che, in questa novena di preparazione al Natale, ci guida verso Betlemme. Maria è la Donna del ‘ sì ‘ che, a differenza di Eva, fa suo senza riserve il progetto di Dio. Diviene in tal modo una luce chiara per i nostri passi e il modello più alto cui ispirarci. “( G.P. II, ibid.). Una valida riflessione sul tema in oggetto la ritroviamo in Don Tonino Bello, il quale acutamente osserva: ” Il futuro non viene pensato da Dio come continuità rispetto al presente. Non c’è fedeltà ai suoi progetti che non richieda strappi. Non c’ è fede che non postuli la disponibilità a mutare radicalmente i piani dell’ esistere. Non c’ è Chiesa che possa trincerarsi nell’ esigenza di essere uguale a ieri per salvaguardare la propria identità. C ‘è, nella storia, una continuità secondo ragione, che è il futurum. E’ la continuità di ciò che si incastra armonicamente, secondo la logica del prima e del dopo. Secondo le categorie di causa ed effetto. Secondo gli schemi dei bilanci, in cui, alle voci di uscita, si cercano i riscontri corrispondenti nelle voci di entrata: finché tutto non quadra.  E c ‘è una continuità secondo lo Spirito, che è l’ Adventus.   E’ il totalmente nuovo, il futuro che viene come mutamento imprevedibile, il sopraggiungere gaudioso e repentino di ciò che non si aveva neppure il coraggio di attendere. In un canto che viene eseguito nelle nostre chiese e che è tratto dai salmi si dice: ” Grandi cose ha fatto il Signore per noi: ha fatto germogliare i fiori tra le rocce ! “. Ecco, adventus è questo germogliare dei fiori carichi di rugiada tra le rocce del deserto battute dal sole meridiano.  Promuovere l’ avvento , allora, è optare per l’ inedito, accogliere la diversità come gemma di un fiore nuovo, come primizia di un tempo nuovo. Cantare, accennandolo appena, il ritornello di una canzone che non è ancora stata scritta, ma che, si sa, rimarrà per sempre in testa all’ hit parade  della storia… ” Ecco come è avvenuta la nascita di Gesù ” ( Mt 1,18 ) : per promuovere l’ avvento. Dio è partito dal futuro “. Il leit motiv  di tutte le riflessioni sul tema in esame è, dunque, la considerazione dell’ Avvento quale tempo di gioia. ” Sapere che Dio non è lontano, ma vicino, non indifferente, ma compassionevole, non estraneo, ma Padre misericordioso che ci segue amorevolmente nel rispetto della nostra libertà: tutto questo è motivo di una gioia profonda che le alterne vicende quotidiane non possono scalfire..Caratteristica inconfondibile della gioia cristiana è che essa può convivere con la sofferenza, perché è tutta basata sull’ amore. In effetti, il Signore che ci è ‘ vicino ‘, al punto da farsi uomo, viene ad infonderci la sua gioia, la gioia di amare. Solo così si capisce la serena letizia dei martiri anche in mezzo alle prove, o il sorriso dei santi della carità dinanzi a chi è nel dolore: un sorriso che non offende, ma consola “. ( Giovanni Paolo II, 14.12.2003 )

( RESURREXIT..)

FATIMA

1. ” Ti benedico, o Padre perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli ” ( Mt. 11,25 )

Con queste parole, cari fratelli e sorelle, Gesù loda il Padre celeste per i suoi disegni; Egli sa che nessuno può venire a lui se non lo attira il Padre ( cfr Gv 6,44 ), perciò loda questo suo disegno e vi aderisce filialmente: ” Sì, o Padre, perchè così è piaciuto a Te “ ( Mt 11,26 ). Ti è piaciuto di aprire il Regno ai piccoli.   Secondo il disegno divino, è venuta dal Cielo su questa terra, alla ricerca dei piccoli privilegiati dal Padre, ” una Donna vestita di sole ” ( Ap. 12,1 ). Essa parla loro con voce e cuore di mamma: li invita ad offrirsi come vittime di riparazione, dicendosi pronta a condurli, sicuri, fino a Dio. Ed ecco, essi vedono uscire dalle sue mani materne una luce che penetra nel loro intimo, così che si sentono immersi in Dio come quando una persona – essi stessi spiegano – si contempla allo specchio.   Più tardi Francesco, uno dei tre privilegiati osservava: ” Noi stavamo ardendo in quella luce che è Dio e non ci bruciavamo. Com’è Dio ! Non si può dire. Questo sì, che noi non lo potremo mai dire “.   Dio: una luce che arde, però non brucia. Fu la medesima percezione che ebbe Mosè, quando vide Dio nel roveto ardente; in quell’ occasione Dio gli parlò, dicendosi preoccupato per la schiavitù del suo popolo e deciso a liberarlo per mezzo di lui: ” Io sarò con te ” ( cfr Es 3, 2-12 ).   Quanti accolgono questa presenza diventano dimora e, conseguentemente, ” roveto ardente ” dell’ Altissimo.

2. Ciò che più meravigliava il beato Francesco e lo compenetrava era Dio in quella luce immensa che li aveva raggiunti tutti e tre nel loro intimo. Soltanto a lui, però, Dio si fece conoscere ” tanto triste “, come egli diceva. Una notte suo padre lo sentì singhiozzare e gli domandò perché piangesse; il figlio rispose: ” Pensavo a Gesù che è tanto triste a causa dei peccati che si fanno contro di Lui “. Un unico desiderio – così espressivo del modo di pensare dei bambini – muove ormai Francesco ed è quello di ” consolare e far contento Gesù “. Nella sua vita si opera una trasformazione che si potrebbe dire radicale; una trasformazione sicuramente non comune per bambini della sua età. Egli si impegna in una intensa vita spirituale, con una preghiera così assidua e fervente da raggiungere una vera forma di unione mistica con il Signore. Proprio questo lo spinge ad una crescente purificazione dello spirito, mediante tante rinunce a quello che gli piace e persino ai giochi innocenti dei bambini.   Francesco sopportò le grandi sofferenze causate dalla malattia, della quale poi morì senza alcun lamento. Tutto gli sembrava poco per consolare Gesù; morì con il sorriso sulle labbra. Grande era, nel piccolo, il desiderio di riparare per le offese dei peccatori, offrendo a tale scopo lo sforzo di essere buono; i sacrifici, la preghiera.  Anche Giacinta, la sorella più giovane di lui di quasi due anni, viveva animata dai medesimi sentimenti.

3. ” Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago “ ( Ap 12,3 )

Queste parole che abbiamo ascoltate nella prima lettura della Messa ci portano a pensare alla grande lotta tra il bene e il male, nonché a constatare come l’ uomo, mettendo Dio da parte, non possa raggiungere la felicità, anzi finisca per distruggere se stesso.  Quante vittime nel corso dell’ ultimo secolo del secondo millennio! Il pensiero va agli orrori delle due ” grandi guerre “e quelli delle altre guerre in tante parti del mondo, ai campi di concentramento e di sterminio, ai gulag, alle pulizie etniche e alle persecuzioni, al terrorismo, ai rapimenti di persone, alla droga, agli attentati contro la vita non nata e la famiglia.   Il messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione, facendo appello all’  umanità affinché non stia al gioco del ” drago “, il quale con la ” coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra “ ( Ap 12,4 ). L’ ultima meta dell’ uomo è il Cielo, sua vera casa dove il Padre celeste, nel suo amore misericordioso, è in attesa di tutti.    Dio vuole che nessuno si perda; per questo, duemila anni fa, ha inviato sulla terra il suo Figlio a ” cercare e salvare quel che era perduto ” ( Lc 19,10 ). Egli ci ha salvati con la sua morte sulla croce. Nessuno renda vana quella Croce ! Gesù è morto e risorto per essere ” il primogenito di molti fratelli “ ( Rom 8,29 ).    Nella sua sollecitudine materna, la Santissima Vergine è venuta qui, a Fatima, per chiedere agli uomini di ” non offendere più Dio, Nostro Signore, che è già molto offeso “. E’ il dolore di mamma che l’ obbliga a parlare; è in palio la sorte dei suoi figli. Per questo Ella chiede ai pastorelli: ” Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori; tante anime finiscono nell’ inferno perché non c’ è chi preghi e si sacrifichi per loro “.

4. La piccola Giacinta ha condiviso e vissuto quest’ afflizione della Madonna, offrendosi eroicamente come vittima per i peccatori. Un giorno, quando essa e Francesco avevano ormai contratto la malattia che li costringeva a letto, la Vergine Maria venne a visitarli in casa, come racconta Giacinta: ” La Madonna è venuta a vederci e ha detto che molto presto verrà a prendere Francesco per portarlo in Cielo. A me ha chiesto se volevo ancora convertire più peccatori. Le ho detto di sì “. E, quando si avvicina il momento della dipartita di Francesco, la piccola gli raccomanda: ” Da parte mia porta tanti saluti a Nostro Signore e alla Madonna e dì loro che sono disposta a tutto quanto vorranno per convertire i peccatori “. Giacinta era rimasta così colpita dalla visione dell’ inferno, avvenuta nell’ apparizione di luglio, che tutte le mortificazioni e penitenze le sembravano poca cosa per salvare i peccatori.    Giacinta potrebbe benissimo esclamare con San Paolo: ” Mi rallegro di soffrire per voi, completando in me stessa quello che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo Corpo, che è la Chiesa “ ( Col 1,24 ).

La mia ultima parola è per i bambini: Cari bambini e bambine, vedo tanti di voi con addosso vestiti simili a quelli usati da Francesco e Giacinta. Vi stanno molto bene ! Il guaio è che, questa sera o forse domani toglierete questi abiti e….i pastorelli spariranno. Non vi pare che  non dovrebbero scomparire ?! La Madonna ha bisogno di tutti voi per consolare Gesù, triste per i torti che gli si fanno; ha bisogno delle vostre preghiere e dei vostri sacrifici per i peccatori.  Chiedete ai vostri genitori e ai vostri maestri di iscrivervi alla ” scuola “ della Madonna, affinché vi insegni a diventare come i pastorelli, i quali cercavano di far quanto Ella chiedeva loro. Vi dico che ” si progredisce più in poco tempo di sottomissione e dipendenza da Maria che durante anni interi di iniziative personali, appoggiati soltanto su se stessi “ ( San Luigi Maria  Grignion di Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine, n. 155 ). E’ stato così che i pastorelli sono diventati rapidamente santi.  Una donna che aveva accolto Giacinta a Lisbona, nel sentire i consigli tanto belli e saggi che la piccola le dava, le domandò chi era stato ad insegnarglieli. ” E’ stata la Madonna “ – rispose. Lasciandosi guidare, con totale generosità, da una Maestra così buona, Giacinta e Francesco hanno raggiunto in poco tempo le vette della perfezione.

Ti benedico, o Padre, per tutti i tuoi piccoli, a cominciare dalla Vergine Maria, l’ umile tua Serva, e fino ai pastorelli Francesco e Giacinta.                                                                                          Il messaggio delle loro vite resti sempre vivo ad illuminare il cammino dell’ umanità !

( Giovanni Paolo II –  Fatima, 13 maggio 2000 )

PROPRIUM BEATI

                                                                                                                                                                                 

   A S. FRANCESCO D’ ASSISI

Tu, che hai tanto avvicinato

il Cristo alla tua epoca,

aiutaci ad avvicinare

Cristo alla nostra epoca,

ai nostri difficili e critici tempi.

Aiutaci !

Questi tempi attendono Cristo

con grandissima ansia,

benchè molti uomini della nostra epoca

non se ne rendano conto.

Ci avviciniamo all’ anno duemila dopo Cristo.

Non saranno tempi che ci prepareranno ad una rinascita del Cristo,

ad un nuovo Avvento ?

Noi, ogni giorno,

nella preghiera eucaristica

esprimiamo la nostra attesa,

rivolta a lui solo,

nostro Redentore e Salvatore,

a lui che è compimento della storia dell’ uomo e del mondo.

Aiutaci, San Francesco d’ Assisi,

ad avvicinare alla Chiesa e al mondo di oggi il Cristo.

Tu, che hai portato nel tuo cuore

le vicissitudini dei tuoi contemporanei,

aiutaci, col cuore vicino al cuore del Redentore,

ad abbracciare le vicende

degli uomini della nostra epoca.

I difficili problemi sociali, economici, politici,

i problemi della cultura e della civiltà contemporanea,

tutte le sofferenze dell’ uomo di oggi,

i suoi dubbi, le sue negazioni,

i suoi sbandamenti, le sue tensioni,

i suoi complessi, le sue inquietudini…

Aiutaci a tradurre tutto ciò

in semplice e fruttifero linguaggio del Vangelo.

Aiutaci a risolvere tutto

in chiave evangelica

affinchè Cristo stesso possa essere

” Via, Verità, Vita “

per l’ uomo del nostro tempo.

Questo chiede a Te,

figlio santo della Chiesa,

figlio della terra italiana,

il papa Giovanni Paolo II,

figlio della terra polacca.

E spera che non glielo rifiuterai,

che lo aiuterai. Sei sempre stato buono

e sempre ti sei affrettato

a portare aiuto a tutti coloro che si sono rivolti a Te.

( Assisi, 5 novembre 1978 )

RESURREXIT

” Ora invece Cristo è resuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poichè, se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti “ ( 1 Cor 11,20-21 ) Il tema della Risurrezione può considerarsi, senza tema di smentite, centrale nella narrazione della Fede cristiana. Il giorno nel quale è sorta la luce del mondo, il giorno che ” non conosce tramonto ” costituisce il cuore della vita della Chiesa. Si comprende, pertanto, come su tale argomento abbiano lungamente dissertato i Padri della Chiesa. In particolare, Sant’ Agostino ha dedicato molteplici scritti alla Resurrezione, da lui definita esplicitamente come passaggio dalla morte alla vita, ovvero dalla dimensione di vita mortale a quella immortale. ” Presentemente noi compiamo questo passaggio per mezzo della fede, che ci ottiene il perdono dei peccati e la speranza della vita eterna, se amiamo Dio e il prossimo, in quanto la fede opera in virtù della carità ( Gal 5,1 ) e il giusto vive mediante la fede ( Hab 2,4 ). Ma vedere ciò che si spera, non è sperare: ciò che infatti si vede, perchè sperarlo ? Se invece speriamo ciò che non vediamo, lo aspettiamo con paziente attesa ( Rom 8,24 ) ” Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora voi apparirete con lui vestiti di gloria “ ( Col 3,3 ) ( Ep. 55,1,2-2 ).  La Risurrezione di Cristo fa germogliare uomini nuovi, radicati nella fede, nella speranza per la vita eterna e nella carità verso Dio e i fratelli. Al cristiano precipuamente incombe il dovere di testimoniare l’ annuncio evangelico, che ha quale punto cruciale la Morte e Risurrezione di Cristo: ” E così è martire “ ( Sant’ Agostino, Serm. 260/E,2 ). Ed è altamente significativo che gli stessi discepoli, alla morte del Signore, dubitarono della Risurrezione, credendolo, non più Signore, ma semplice profeta. Eppure, era scritto ” che era necessario che il Cristo morisse e così entrasse nella sua gloria “ ( Lc. 24,26 ). E, solo quando si fece ospite a casa di uno di loro, venne riconosciuto, allo spezzare del pane. Ed è sempre Sant’ Agostino a rilevare come: ” non sapete ancora che, tutte le volte che accogliete un cristiano, accogliete Cristo ? ” ” Tutte le volte che l’avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli,  l’ avete fatto a me “ ( Mt. 25,38-40 ). Lo stesso Maestro tranquillizza i discepoli, affermando che ” i risorti sono come angeli nei cieli. Quanto poi alla Risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: ” Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ? ” Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi “ ( Mt. 23,30-32 ). Ed è proprio da tale certezza che sorge l’ esortazione agostiniana: ” Quanto a me, so una cosa sola, che cioè Dio – come dice l’ apostolo – ha la potenza di compiere opere che superano la nostra facoltà di chiedere e di comprendere “ ( Eph., 3,20 ). La storia dell’ uomo, quindi, si avvia ad un corso radicalmente nuovo. Nella prospettiva della salvezza acquista un nuovo e pregnante significato l’ esistenza umana, con le sue miserie e sofferenze. ” Tutto ciò che di veramente grande avviene nella storia dell’ uomo ha un rapporto con questo evento supremo della vita di Cristo “ ( Giovanni Paolo II ). Invero, ” Pertanto, fratelli, riconosciamo e amiamo quella salute che è straniera in questo mondo, cioè l’ eterna, e viviamo noi da stranieri in questo mondo…Che gran tempo è, quando deve finire ? Nessuno richiama indietro il giorno di ieri; l’ oggi è incalzato dal domani, perchè passi. Nel corso di questo breve spazio di tempo, viviamo bene per giungere là dove non dobbiamo passare oltre. Anche adesso mentre parliamo, indubbiamente ci troviamo a passare. Le parole fuggono e le ore volano; tale la nostra età, tali le nostre azioni, tali le nostre glorie, tali le nostre miserie, tale questa nostra felicità. Tutto passa: non sia per noi motivo di spavento: ” La Parola del Signore dura sempre ” ( Is. 40,8 ) “ ( Sant’ Agostino, Serm. 124,4 ). Il Redentore, sconfiggendo la morte, restituisce all’ uomo la sua vocazione iniziale, nella tensione alla libertà, quale apertura e piena corrispondenza all’ amore del Padre. Libertà, che si realizza nel fatto che ciascuno è realmente causa dei propri atti, ma, altresì, ” obbligata “, non in senso di costrizione esteriore, ma di stretta interconnessione con la verità del bene. ” Nell’ esperienza etica, pertanto, si stabilisce una connessione fra la verità e la libertà, grazie alla quale la persona diviene sempre più se stessa, in obbedienza alla Sapienza creatrice di Dio “. ( Giovanni Paolo II ). Ma la verità che viene solo da Dio e dalla conoscenza delle Sue parole ” conoscerete la verità e la verità vi farà liberi “ ( Gv. 8,32 ). Ed è ancora dal Vangelo di Giovanni che conosciamo la potenza della Parola di Dio: ” La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, ma il mondo non l’ ha conosciuto. E’ venuto in casa sua, e i suoi non l’ hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’ hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, nè da volontà di carne, nè da volontà d’ uomo, ma sono nati da Dio ” ( 1,9-13 ). Ancora, l’ apostolo Paolo sottolinea la centralità della Risurrezione nell’ annuncio evangelico: ” Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’ Eredità ( 3,23-24 ).   Cristo ha assunto su di sè il dolore per indicarci in quale modo, passando per la croce, si possa giungere alla vittoria. Una vittoria già conseguita, per sempre.

 

IN GIUSTIZIA

” Mio, tuo: inizio e immagine dell’ usurpazione di tutta la terra “ ( B. Pascal ). Argomento non certo semplice, quello dell’ ingiustizia, ingiustizie sociali, in primis. Invero, non sarà mai abbastanza evidenziato quanto la pace, bisogno umano primario ed inestinguibile, sia strettamente connessa al rispetto della giustizia ( quella vera ), dell’ uguaglianza, della dignità, degli essenziali valori pregnanti l’ essere umano. Il concetto di Giustizia, viene espresso da Cicerone come: ” Stato morale, osservato per l’ utilità comune, che attribuisce a ciascuno la sua dignità “. E già da questa essenziale definizione ben si comprende quanto la realtà di fatto sia lontana, non solo dalla ” Civitas Dei “ immaginata da S. Agostino, ma, altresì, da una civiltà terrena, il più possibile equa e con regole idonee ad una civile convivenza. Certo, pare che ci si accorga dell’ esistenza di questo grande male, l’ ingiustizia, quando esso ci tocca personalmente o, tutt’ al più, in occasione di conflitti fra Stati. Ciò costituisce certo un grave errore, derivante da un altro grande male, l’ indifferenza, che porta a disinteressarsi dei problemi, finchè essi non  intaccano le proprie esistenze. L’ indifferenza, insieme all’ egoismo, è la reale origine di tutti i mali. Rinchiudersi nella difesa dei propri miseri privilegi può essere  sicuramente un vantaggio, ma solo di breve respiro. Invero, proprio gli sconvolgimenti del tempo attuale paiono non accadere invano, ma per porre in, drammatica,  evidenza  l’ erroneità  e la miopia di tale atteggiamento. Anche un illuminista come Rousseau pone alla base  di un suo importante scritto politico l’ analisi delle ingiustizie: ” Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassini, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: ‘ Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti! ‘ “. ( ” Discorso sulle origini e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini ” ). Idea in nuce del vero concetto di democrazia, che tante volte diviene solo un vuoto e vacuo termine, utilizzato, come succede non di rado alle nobili parole, solo per nascondere ben più miseri ed ignobili fini. D’ altronde, anche nelle Sacre Scritture si evidenzia la preminenza del concetto di vera giustizia. ” La terra è stata creata come bene comune per tutti, ricchi e poveri.  Quello che concedi al povero non è un bene di tua proprietà, ma è un bene che gli restituisci, perchè è un bene comune dato per l’ uso di tutti, di cui a torto stai godendo da solo “ ( S. Ambrogio ), ” Di tutto ciò che, nel vestire e nel mangiare, supera il necessario, tu sei debitore ” ( S. Girolamo ). Gesù  continuamente pone al centro della sua attenzione l’ uomo e la sua coscienza. Ciò che contamina l’ uomo non è ciò che entra da lui, ma ciò che esce. Invero è nel pensiero, nell’ intenzione, la radice del valore di un atto umano. Si evidenzia, pertanto, l’ esistenza di un conflitto tra legge positiva, giustizia umana, e coscienza.    ” Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini “ ( Atti 5, 29 ). L’ ordine etico immaginato dal Creatore rappresenta l’ autenticità del soggetto umano, naturalmente vocato alla giustizia nell’ adempimento dei comandamenti, che tutti si riassumono nel comandamento supremo dell’ Amore ( il ” Comandamento nuovo ” ), base e fondamento dell’ autentico cristianesimo. Anche qui, torna il tema dell’ importanza del cuore. Senza la giustizia del cuore il mondo fallisce lo scopo per cui è stato creato. Tutti siamo chiamati al grande compito di colmare il divario tra il mondo reale ed il Regno di Dio. Il giusto seme, per permettere il germogliare di una società più felice, conforme al  disegno divino, è il cuore, l’ intima coscienza di ciascuno, che inclina a far propri i problemi e disagi altrui, onde porvi rimedio. Le ingiustizie e le disuguaglianze a carico di uno costituiscono un onere, un peso, per tutti, di cui, presto o tardi, tutti saremo chiamati a rendere conto. “Osserva la bontà e la giustizia e nel tuo Dio poni la tua speranza, sempre “ ( Osea 12, 7 ) “Cercate la giustizia, cercate l’ umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ ira del Signore ” ( Sofonia 2, 3 ).

( Segue )

RESURREXIT..

 

CUORE

” Bisogna che la ragione si appoggi alle conoscenze del cuore e dell’ istinto…Il cuore, e non la ragione, sente Dio ” ( B. Pascal ). Il cuore, l’ origine dei rapporti umani. Tutto, invero, parte dal cuore. E’ inevitabile non rilevare come la Parola ponga l’accento sull’importanza del cuore: ” Dio è il Dio del cuore umano “ ( S. Francesco di Sales ). Cuore, correttamente inteso quale sede della volontà, che, come tale, guida le azioni umane. D’altronde, nulla è sconosciuto al Signore di ciò che è insito nel nostro cuore: “ L’uomo guarda l’apparenza, il Signore Guarda il Cuore ” ( Samuele ). Ben si comprende, quindi, come solo il giudizio del Signore, al quale nulla è ignoto del cuore umano, conta. ” Perchè pensate cose malvagie nei vostri cuori ? ” ( Mt. 15,19 ), Sempre si pone in evidenza che un cuore puro mai potrà arrecare effetti negativi, poichè la coscienza retta ben conosce che il proprio vero bene mai è disgiunto dal bene altrui. E, proprio per l’ importanza dell’ascolto del proprio cuore, al fine di porlo in sintonia con la volontà di Dio, è importante la meditazione, il silenzio, anche se il mondo attuale pare sempre meno concedere la possibilità di momenti di distacco dalle cose materiali, dagli impegni quotidiani. Ma, solo nella conversione del cuore, risiede l’effettiva possibilità di condurre ad un mondo il meno possibile lontano dal disegno divino, naturalmente incline al vero ed al bene. Impegno di certo non facile e semplice, anzi irto di ostacoli e difficoltà, ma il cui compimento solo può portare alla vera gioia, nell’attesa di godere delle gioie della vita eterna. E solo la vera e piena conoscenza di Dio, attraverso la conoscenza del suo inviato, e delle Sacre Scritture, può farci comprendere il senso di una vita giusta, colma di amore e dedizione agli altri. ” Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perchè abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perchè, come è Lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell’amore non c’è timore, al contrario, l’amore perfetto scaccia il timore, perchè il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore. Noi amiamo perchè Egli ci ha amato per primo. Se uno dicesse: ” Io amo Dio “, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello, che vede, non può amare Dio, che non vede…Tutto Ciò che è nato da Dio vince il mondo e questa è la Vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra Fede “ ( dalla 1^ Lett. di  Gv. )

 

MIRACOLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente sia un miracolo. L’ altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo. “ ( A. Einstein ). La citazione serve per avviare una riflessione su un argomento, non certo ozioso, ma di grande  fascino. Invero, molte volte, il nostro atteggiamento, di fronte al grande mistero che è la vita, è di routine, di sopportazione della monotonia quotidiana, o anche, di rassegnazione. Dimenticando, così, che sta a noi dare senso e valore al grande dono della vita, non trascinandola, non riducendola a mera difesa del proprio ” particulare “. E qui sovviene un grande insegnamento : ” I credenti saranno chiamati a riscoprire la virtù teologale della speranza, di cui hanno ” già udito l’ annuncio dalla parola di verità del Vangelo ” ( Col. 1,5 ). Il fondamentale atteggiamento della speranza, da una parte, spinge il cristiano a non perdere di vista la meta finale che dà senso e valore all’ intera sua esistenza e, dall’ altra, gli offre motivazioni solide e profonde per l’ impegno quotidiano nella trasformazione della realtà per renderla conforme al progetto di Dio “ Ed ancora : ” Tutta la vita cristiana è come un grande pellegrinaggio verso la casa del Padre, di cui riscopre ogni giorno l’ amore incondizionato per ogni creatura umana, ed in particolare per il ” figlio perduto ” ( Lc. 15,11-32 ). I richiami sono alla Lettera Apostolica:” Tertio Millennio Adveniente” di Giovanni Paolo II, redatta in occasione e nella prospettiva del grande Giubileo del 2000 . Epoca che si presagiva di grandi sconvolgimenti sociali e politici, inevitabili atteso il progresso sociale e le scoperte scientifiche, ma che, nella prospettiva e alla luce della Fede, acquistano un diverso e più pregnante significato. Anche ponendo l’ accento sul valore della dignità umana: ” Ricordando, inoltre che ” Cristo…proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’ uomo all’ uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione “ ( Dal Concilio Vaticano II ). Ancora, riguardo al concetto di miracolo, ” Quel che provoca che non si creda nei veri miracoli è la mancanza di carità. Giovanni, sed vos non creditis quia non estis ex ovibus.” ( X, 26 ) ( B. Pascal ). Ed invero, in ogni occasione di miracolo, Gesù pone sempre l’accento sulla fede, che salva. ” Interrogato, poi, dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro: ” Il regno di Dio non viene in modo da attirar gli sguardi; nè si dirà: ” Eccolo qui “, o ” Eccolo là “; perchè, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi “ ( Lc, 17,20 ). Ulteriore motivo di riflessione ( e di speranza ! ) queste parole, certo ” profetiche “, nel senso di ” vedere la realtà con gli occhi di Dio “, del Grande Papa: ” ..Questi tempi attendono Cristo con grandissima ansia, benchè molti uomini della nostra epoca non se ne rendano conto. Ci avviciniamo all’ anno duemila dopo Cristo.  Non saranno tempi che ci prepareranno ad una rinascita del Cristo, ad un nuovo Avvento?..A Cristo, l’ eternamente giovane…dobbiamo ricorrere noi tutti, giovani e adulti…Cristo deve vincere; ogni volta che la sua grazia abbatte in noi le forze del male, Egli rinnova la nostra giovinezza, allarga gli orizzonti della nostra speranza, fortifica le energie della nostra fiducia…”

 

 

 

INIZIO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

600_35727199445_5041_nBye. Solo un modo per non interrompere un discorso avviato con varie incursioni in altrui siti. Per i due o tre eventualmente interessati. Capita che ci si senta personalmente ” toccati “, chiamati in causa, in ogni occasione di ingiustizia, anche di lieve entità ( si sa che le grandi ingiustizie partono da quelle piccole ) e ci si senta in  ” dovere ” di reagire,intervenire, denunciare. Non per mero gusto polemico, è ovvio, ma  in quanto si ritiene il nostro passaggio terreno, non un semplice affannarsi per la sopravvivenza o, peggio, per accumulare ricchezze materiali, ma un dono di cui ringraziare, con il proprio impegno, le proprie azioni, sempre improntate al bene comune e ad un miglioramento delle condizioni generali. Impegno che ha  possibilità di realizzarsi solo ove si avvii con le buone intenzioni, senza infingimenti e secondi fini, e, altra imprescindibile condizione,  con il riconoscimento dei problemi, perchè possano avviarsi a soluzione, senza incancrenirsi. In proposito, vorrei condividere una riflessione di un autore a me caro: ”  Quando tutto si muove in modo uguale, niente si muove, in apparenza; come in una nave, quando tutti vanno verso il tracollo, nessuno sembra andarvi. Quello che si ferma fa rilevare la precipitazione degli altri, come un punto fisso “. ( Blaise Pascal )